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Un cittadino modello dimenticato
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La prima Orchestra - Gran Caffè, Scutari. 519 letture - Articolo scritto da Aleksander Gargjola dedicato alla figura di  Kole Gjinaj- “Cittadino d’onore” città di Scutari, Albania. Traduzione in italiano dall'albanese Maria (Gjinaj) Kola.


“Jo kenge per vashe floke arte e  syte e shkruar/Jo kenge per fllade pranvere me  hare/Une sot per ty due me kendue/Per ty fabrike e re…”
“Questa canzone non è dedicata alla ragazza dai cappelli d’orati e dagli occhi azzurri/Questa canzone non è per la gioiosa  brezza primaverile/Io oggi per te vorrei cantare/Per te fabbrica  nuova …”

- “La fabbrica nuova”, musica Kole Gjinaj, parole Simon Pepa, canta Enrik Cefa - annunciò la presentatrice. La canzone in ordine al secondo festival della canzone a Shkoder. Scorreva l’anno 1963...
La melodia della canzone avvolse la sala sotto il ritmo accentuato dello swing, preferito assai dalla gioventù di Shkoder, i quali attraverso la radio seguivano il festival di Sanremo. La canzone di Kol Gjinaj ricordava a loro il ritmo della stessa canzone vincitrice al terzo posto della manifestazione della canzone italiana, la canzone era  “Giovane, giovane“ , mascherando per  così dire  il contenuto economico- politico del testo.
Enrik Cefa coinvolse la sala. Una marea di applausi.. Entusiasmo e  l’illusione che qualcosa sta cambiando, ma solo un ‘illusione. Qualcuno spegne le luci, il cantante  continua, fischi.. le luci si riaccendono. Il pubblico si alza …Nella seconda galleria, nel lato destro del Teatro” Migjeni “ dove si  svolgeva il concerto, l’autore della canzone, emozionato viveva uno dei pochi successi della sua ampia carriera come compositore, interprete e insegnante di musica.
Così me lo ricordo Kol Gjinaj tra i numerosi momenti della nostra attività di collaborazione.

Nato da una distinta e nota famiglia, Kol Gjinaj fa parte di quella generazione di musicisti che, con il terminare della guerra e per qualche decennio, si dedicarono alla musica mettendosi in cima alle attività artistiche.

Nacque a Torino (Italia), nel 1922, dopo  il conseguimento del ginnasio a Tirana, si iscrisse alla facoltà di medicina  all’Università di Padova, ma le cause della guerra lo obbligarono a ritornare in patria.
Nel fra tempo suo padre, Ndoc Gjinaj, ufficiale diplomato nell’Accademia militare di Modena, fino a quel periodo era in  servizio attivo, si ritirò e ritornò nella sua città natale a Shkoder.
Nonostante il suo ritiro, non fu sufficiente per continuare la sua vita senza conseguenze. I dirigenti comunisti lo arrestarono e lo condannarono e la sua pena la scontò  a  Burrel in uno dei carceri più duri, da cui purtroppo  non uscì più vivo.
Le conseguenze di questo avvenimento Kol Gjinaj lo seguirono per tutta la vita.
Nonostante ciò, possiamo dire che la musica divenne un rifugio e uno scopo per la sua vita.

Da bambino, Kola ebbe un’attrazione speciale per la musica. Dagli amici che frequentavano la famiglia Gjinaj, lui imparò la chitarra, il mandolino e più avanti la fisarmonica. In quest’ultimo raggiunse un alto livello di padronanza. Sicuro, suonava con  massimo livello la sinfonia dall’opera “Vihelm Tel” di Rossini e le variazioni da “I carnevali  di Venezia” di Paganini.
Il dirigente del coro dell’esercito, Gaqo Avrazi, lo apprezzò inserendolo come fisarmonicista di accompagnamento del gruppo diretto da lui negli anni 1946-1948.Con questo gruppo artistico Kola ha visitatò B.R.S.S. e la Bulgaria.

Durante gli anni ‘ 50  ritorna a Shkoder e fa parte dell’orchestra di Radio Shkodra e più avanti
dell’orchestra di “Kafe e madhe” (“Il grande caffè” ) fu temporanea, mentre quella del locale più famoso della città continuò per anni, facendosi un punto di riferimento  di stile, armonia  e passione dell’interpretazione della musica leggera in Albania.
Come filatelista aveva contatti con collezionisti di francobolli in tutto il mondo. Kola ordinava a Mosca le partiture delle canzoni del festival di San Remo. In questo modo  si salvavano dalla censura  e quindi l’orchestra di “Kafe e Madhe” poteva suonarle assieme all’ampio repertorio che disponeva.
Autodidatta  imparò il violoncello inserendosi nell’orchestra sinfonica della “Casa della Cultura” diretta da Prenke Jakova, la quale oltre il repertorio sinfonico mise in scena il musical “Drite mbi Shqiperi” (1952), dell’operetta “Lejlaja” di Tish Daise (1957) e dell’opera “Mrika” (1958).

Nonostante e oltre quest’attività Kola insegnava musica in diverse scuole medie della città. Preparava gruppi artistici apprezzati  con premi. Tra cui quello della scuola “11 Janari” dove continuò la tradizione iniziata da Prenke Jakova il quale  aveva diretto precedentemente l’organizzazione   dell’ attività artistica.
Con la stessa devozione lavorò all’Istituto superiore Pedagogico dove all’epoca  anch’io ero  uno studente. A Shkoder con la fisarmonica  Kol Gjinaj lasciò le sue  impronte evidenti. La maggioranza dei giovani fisarmonicisti che si esibivano in città, impararono da lui.
Con abilità metodica preparò i fisarmonicisti: Ferdinand Shllaku, Zyhdi Barbullushi, Zef Coba, Viktor Jubani, Nikolin Leka, Bep Pogu, Aldo Luka etj.
Instancabile e con una volontà da ammirare frequentò  e terminò con corrispondenza il Conservatorio di Tirana, dopo  essersi laureato lo assegnarono a Shkoder come insegnante al liceo artistico “Prenke Jakova”.
Nel 1974 un ictus gli colpì la parte destra del corpo e malgrado lui sfidò la malattia riuscendo a compiere azioni con la sinistra come aveva fatto con la destra, soprattutto riuscì a scrivere che per lui era così importante.
Un giorno andai per una visita a casa sua e vidi che come la massaia si prende cura per asciugare e sistemare il bucato e, lui aveva aperto dappertutto gli album dei francobolli. Non ti sorprendere mi disse, anche loro senza aria muoiono.

Kole Gjinaj era un filatelista di fama internazionale. La corrispondenza con i filatelisti da tutti i continenti gli prendeva una bella fetta dal suo tempo libero, ma la filatelia era la sua vera passione.
Andava fiero per la sua collezione dei francobolli albanesi, la quale era la più completa in assoluto in tutto il paese.
Si mise a curare una storia documentata di tutti le emissioni  postali, dal tempo degli ottomani fino ai giorni nostri. Ma gli ostacoli che trovò, le numerose serie dei francobolli che furono censurati  resero impossibile la pubblicazione.
Solamente nel 1996 riuscì  a pubblicare il primo capitolo “Epilogo della storia della filatelia albanese”.
Fondatore dell’associazione dei filatelisti di Shkoder (1947) mi incoraggiò di diventare collezionista e filatelista, dopo di che mi abbonai  alla posta  e nel 1961 divenni membro dell’associazione.

Come studioso, possedeva una ricca biblioteca personale con autori diversi, ricordo che nel 1962, una volta che andai a trovarlo a casa mi disse: “Prendilo questo libro, ti si addice al tuo carattere,ormai sei competente con l’italiano, lo puoi tradurre, successivamente ti aiuterà  il dizionario  e se avrai difficoltà io ti darò una mano“. Il suo sapere e le sue passioni li voleva trasmettere agli altri senza riserve.

Un anno fa quel libro è stato pubblicato  e si intitola “Spirito” (Theophile Gautier).

Kol Gjinaj rimane la personificazione del cittadino di Shkoder, educato, gentile, con etica, gran lavoratore, discreto e sempre sorridente.
Così lo ricordano i suoi contemporanei di Shkoder.

Gli sono stati riconosciuti diversi titoli come “Cittadino d’onore” , ma nonostante  Kol Gjinaj  fosse un modello di cittadino, è stato dimenticato.
Sollecito quindi la consulta regionale degli insegnanti e della cultura, gli istituti artistici omologhi  in collaborazione con il comune che riflettano su questa figura.


Aleksander Gargjola

Traduzione in italiano dall'albanese:  Marije (Gjinaj) Gera 

 
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